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Femminicidio

Femminicidio

 

Lo stalking come fenomeno che si manifesta prevalentemente all’interno di una relazione affettiva e familiare- Tratto dal testo- Il Femminicidio – di Garofano, Levita ,Conz -Autrice Avv. Tiziana Barrella
Lo stalking è un fenomeno che matura prevalentemente all’interno di relazioni affettive instaurate ed in contesti familiari.Molti studi hanno riscontrato che le percentuali più alte di diffusione di questo fenomeno avviene non ad opera di estranei, ma è frequentissimo, con percentuali molto incidenti in contesti relazionali consolidati o in contesti familiari. Secondo i dati statistici, e secondo del resto quanto emerge dalla disamina del secondo comma dell’art 612 bis, prevedente un aumento di pena se il fatto è commesso da un congiunto o da persona con la quale si abbia un legame affettivo, paradossalmente, è proprio nei contesti ove dovrebbe esserci un maggior senso di rassicurazione e affidamento che si sviluppa e cresce il fenomeno.
Il legislatore infatti con tale previsione, ha storicamente cristallizzato un‘ importante presa di coscienza. Ha infatti dato una risposta a quanto emerso da un contesto sociale che vede sempre più in bilico gli equilibri che sin d’ora avevano sorretto il microcosmo della famiglia ed il macrocosmo della società.
Le statuizioni normative non sono nient’altro infatti che un’espressione di come la società evolve si sviluppa e nel caso di specie, di come siano mutati gli schemi che sorreggevano i rapporti interpersonali e familiari.
Per comprendere però la motivazione profonda del perchè certe dinamiche partano e maturano all’interno di relazioni affettive o che degenerino proprio fra le rassicuranti pareti domestiche, è necessario effettuare una prodromica riflessione.
E‘ nella famiglia di origine che inizia a formarsi la personalità di un individuo, ed è la famiglia di origine che consente al bambino, all’adolescente e poi all’uomo maturo di stratificare le proprie convinzioni, abitudini ed a generare le prime forme di delusione, rabbia e perdita dell’autostima personale.
Ogni famiglia tramanda non solo tendenze genetiche, biologiche, fisiche, ma anche tradizioni. credenze reazioni ed attitudini. Alcune di esse promuovono il successo, tramandano l’amore, altre invece, suggeriscono schemi distruttivi che in l’età adulta, crescono e maturano acquisendo forza e propagandosi verso l’esterno.
Alcuni schemi, che per convenzione chiameremo distruttivi, hanno la necessità per essere compresi e superati ,di essere riprodotti al fine di poter sciogliere quei nodi emozionali che anche dopo numerosi anni ci vengono riproposti.
Secondo lo psicologo James J. Jones che descrive nel suo libro Let’s Fix the Kids tali tipi di schemi legati alla famiglia di origine e che perdurano anche nella vita del bambino oramai diventato adulto, nelle famiglie dove i genitori sono disfunzionali, ipercritici, perfezionisti o hanno aspettative nei confronti die figli, questi ultimi rischiano di non aver ben chiari i confini. I bambini cercano di essere accettati facendo ciò che il genitore vuole e quindi, perdono di vista ciò che vogliono loro. La mancanza di chiarezza dei confini è uno dei blocchi fondamentali su cui si sviluppa una personalità disfunzionale, immaginiamo come tali disarmonie si amplifichino quando si è testimoni di atti di violenza o abusi. La formazione della personalità è da sempre stata concepita come la risultante dell’interazione fra i determinismi biologici e i determinati sociopsicologici, specie dell’ambiente familiare che costituisce l’agente di trasmissione concreto e speciale della cultura, cosi‘ come sosteneva Freud. Tale affermazione acquista ancora più significato se la si confronta con i nuovi studi e le nuove ricerche effettuate in tema di valutazione dello sviluppo della personalità e della realizzazione di alcuni schemi comportamentali .Uno studio effettuato dalla Dottoressa Ranae Johnson,psicologa e ricercatrice ed avvalorate da nuove prove scientifiche realizzate nel 2005 dal Biological Psychology,ha mostrato come addirittura, l’origine di molti problemi comportamentali deriva da memorie emotive legate alla fase della gestazione, della nascita e da una sorta di eredità genetica. Sembrerebbe infatti che il nostro cervello, funzioni un pò come un computer che opera secondo un impostazione di default; pertanto , se non scegliamo un’altra opzione, viviamo secondo delle risposte emotivamente programmate. Tale affermazione è avvalorata da numerosissime altre ricerche che mostrano come con notevole sicurezza, alla nascita non ereditiamo una mente vuota, Steven Pinker, finalista al premio Pulitzer ed eminente professore di psicologia di Harvard, afferma che gli esseri umani hanno ereditato gran parte della loro particolare natura. Gli schemi negativi, non necessari o troppo duri per essere metabolizzati, rimangono latenti ed inattivi nel subconscio, fino a quando elementi esogeni,quali ad esempio un incontro, non rievochino quei dolori non eliminati.Delle volte, le emozioni scatenatesi, producono effetti davvero inopportuni o disarmonici rispetto alla natura stessa dell’evento che le ha generate, proprio in virtù della memoria inconscia di taluni dolori, sedimentati nelle profonde stratificazioni di determinate aree del nostro cervello.
Tali schemi che includono il senso di abbandono, la paura, il rifiuto, il senso di colpa ,la convinzione di non essere all’altezza della situazione, necessariamente, se non vengono elaborati, si stratificano al punto tale da far perdere il loro ricordo, che però è ancora vivido e presente nel nostro inconscio.
La paura è una delle emozioni più paralizzanti che la maggior parte degli individui vive più o meno consapevolmente ed è molto difficile da sradicare. Essa si solidifica fin dai primissimi anni di età ed è quella che in modo disarmonico, spinge con tutte le sue diversificate forme di manifestazione, ad interagire con persone che il proprio inconscio, deputa utili al fine di poterla esprimere ed in qualche modo superare. Anche il senso del rifiuto e dell’abbandono, maturati anche essi in età infantile o pubertale agiscono in par modo e le loro radici trovano spesso una matrice alimentante nei rapporti interpersonali vissuti in un contesto familiare o relazionale affettivo.
Come già affermato, l’elaborazione del lutto delle volte passa proprio, inconsapevolmente, attraverso la riproposizione delle stesse problematiche vissute mediante soggetti che, tecnicamente non sono direttamente collegati a quelle emozioni represse e soffocate, ma che, per qualche strana ragione, ci consentono di rivivere in fase adulta e consapevole, quanto non si è riusciti probabilmente a gestire in anni meno maturi.
Alla stregua di tutto quanto sopra esposto, non c’è pertanto da stupirsi se si pensa che, un fenomeno come quello dello stalking, trovi le sue radici e le sua massima espressione proprio all’interno di relazioni affettive o familiari. E‘ questo paradossalmente, l’ambiente più idoneo per cercare di risolvere le tensioni che motivano l’individuo a realizzare le sue possibilità al fine di recuperare la sua unità.
Numerosi studi, emersi da statistiche provenienti dalla disamina di casi pratici in cui vengono valutate attentamente non solo le vittime di un reato ma anche gli autori materiali delle più diversificate forme di violenza, mostrano che, secondo una qualche strana alchimia o uno strano fenomeno magnetico, vittime ed autori si ritrovano come indiscussi protagonisti di un copione in cui i loro reciproci ruoli si combinano armoniosamente assemblandosi come le tessere di un puzzle.
Secondo una rapida semplificazione, volta essenzialmente alla comprensione delle dinamiche che muovono un fenomeno come quello in disamina, noteremo che un maschio adulto, con molta probabilità si sentirà attratto da una compagna che il suo inconscio identifica come la madre con cui ha vissuto un‘ esperienza di odio e amore. Purtroppo, è molto comune riscontrare sul terreno della pratica che molte persone, tendono a proiettare sul compagno tutte quelle qualità o quei difetti che si sono abituate ad associare ad un loro immaginifico ideale o ad un loro demone interiore da sconfiggere.Tali immagini sfocate nella propria memoria razionale e conscia, vengono rievocate attraverso un goffo tentativo di superamento del problema .
Dalla casistica emerge in maniera nitida infatti che, molti schemi comportamentali si ripetono con ciclicità, pur manifestandosi in situazioni che sembrerebbero apparentemente lontane fra loro. Sembra sufficientemente assodato, attraverso l’analisi di dati empirici che, un’ abusato con grande probabilità, riprodurrà le stesse manifestazioni violente ed aggressive che ha sperimentato e tristemente conosciuto. I soggetti a cui saranno rivolte le reazioni scaturenti dalla propria esperienza di vita pregressa, saranno accuratamente selezionati attraverso un inconsapevole meccanismo, al fine di riprodurre il dramma vissuto, per poi tentare in maniera inconscia di superarlo.
L‘area del nostro cervello che archivia le memorie del nostro trascorso, riconosce in modo certamente piu’ consapevole della nostra mente selettiva, chi è il soggetto idoneo a far riemergere certe vicende tenute quasi in uno stato di acquiescenza. La teoria della frustrazione/aggressività di Dollar (2005) spiega come una delle cause dell’aggressività, possa essere rintracciata nell’impossibilità oggettiva o inconsapevole di raggiungere certi personali scopi. Può avere matrici antropologiche, sociologiche, psichiatriche, filosofiche o religiose e tale relazione tra frustrazione ed aggressività è il frutto di un involuto meccanismo emotivo e comportamentale, per cui la rabbia primigenia viene indirizzata verso soggetti classificati come più deboli.
Ovviamente appare opportuno evidenziare anche che non esistono rigide classificazioni che cataloghino ogni azione e reazione e pertanto, non necessariamente tutti quelli che hanno vissuto esperienze traumatiche reagiranno con modalità vendicative o prevaricatrici.
Le reazioni di chi ha vissuto un abbandono, non concepito esclusivamente in senso materiale, ma piuttosto in una forma di negazione dell’amore originale, un sopruso o forme diversificate di prepotenza, non sono sempre in linea con una risposta emotivamente aggressiva e rivolta verso l‘esterno. La canalizzazione della propria emotività turbata potrà esprimersi infatti in varie forme. Potranno manifestarsi oltre che a vere e proprie difficoltà relazionali, vere e proprie forme di attacchi contro se stessi attraverso manifestazioni autolesionistiche, depressione, rabbia, totale barricamento verso tutto ciò che è fuori di se’, disinteresse verso la vita che vede come suo apice addirittura il suicidio,visto come unica manifestazione e autoaffermazione possibile della propria individualità ed interiorità. Tali inconsapevoli dinamiche tendono in ogni caso, in una modalità ovviamente disarmonica a proteggere la propria fragilità.
Proprio il profondo bisogno di risolvere quanto presente e dormiente come in una sorta di stato di letargo, genera un meccanismo di attrazione verso alcuni tipi di circostanze e verso alcune personalità in luogo di altre.
Volendo esprimere tali concetti attraverso una semplicistica schematizzazione, potremo affermare che un soggetto adulto tenderà con estrema facilità a vivere e confrontarsi con il mondo esterno attraverso l’unico linguaggio che ha sperimentato e conosciuto nel suo sviluppo. Utilizzerà prevalentemente quei modelli comportamentali similari a quelli, che seppur profondamente non condivisi, sono gli unici a lui noti.
Anche qualora i ricordi generanti sofferenza siano spinti nei più nascosti angoli della nostra mente, non significa che vengano totalmente cancellati. Essi, sono pronti a riemergere ogni qual volta una situazione esterna ci metta in contatto proprio con quelle emozioni che abbiamo voluto cancellare.
La cosa che apparirà sorprendente o che desterà incredulità è che molte volte, per non usare un altro termine che dia la sensazione dell’assolutezza, siamo noi stessi a creare quelle condizioni.
Si è anticipato che molto spesso la scelta di un compagno sia molto legata all’immagine positiva o negativa dei nostri familiari più stretti. Una madre soffocante, poco amorevole e che magari ha avuto anche un compagno poco attento, ci spingerà a cercare una donna che possa riempirci di quello che ci è stato negato. La relazione da uomo adulto, non sempre sarà armoniosa. L’emozioni della rabbia, della delusione, della paura, del senso del rifiuto e dell’abbandono possono essere fortemente presenti in un individuo che non ha avuto una condizione familiare serena. Nulla di più semplice è rivendicare i propri diritti di nascita attraverso un soggetto esterno che ci consenta di sperimentare, in fase adulta e tecnicamente dotata di maggiori capacità di autodeterminazione, ciò che non abbiamo potuto sperimentare in età meno consapevole.
Se potrà essere difficile comprendere che talvolta, gli autori di atti persecutori sono prima ancor essi vittime ed in quanto tali cercano i loro equilibri attraverso coloro a cui sono rivolte le loro attenzioni, sarà ancora meno semplice comprendere che meccanismi similari avvengono anche nello stalkerizzato/ta.
L‘incastro avviene seguendo principi non diversi da quella che normalmente è una legge di mercato, ovverossia ad una domanda specifica segue sempre un‘ offerta corrispondente. Ogni qual volta infatti che c’è una richiesta che mira a soddisfare esigenze primarie, dal lato opposto si riscontra una forma delle volte irresistibile di accoglienza ed accettazione di atteggiamenti che potenzialmente e nella loro fase embrionale possono essere rispondenti ad esigenze della stessa specie ma con polarità opposte.
Ovviamente tal cosa non è facilmente riconoscibile da chi è implicato in una complessa dinamica relazionale. Ed anzi sarà certamente devastante immaginare che siamo, in un certo senso, se vogliamo, artefici dei nostri dolori. Però, le statistiche e l’analisi delle problematiche oggi affrontate, sembra evidenzino in maniera cristallina questo dato almeno per ciò che riguarda abusi che si manifestano all’interno di un contesto familiare o in ogni caso relazionale con persone note.
Orbene, dato per assodato questo complesso schema, il problema resta. Come spezzare questo circolo vizioso? Come può evitarsi l‘ inconsapevole attrazione verso soggetti che consentono in qualche modo di rivivere le stesse frustrazioni sperimentate e non rivelate nell’immediato. Come è possibile evitare questo strano processo alchemico o effetto “magnetico“ che attira nella nostra vita ciò che paradossalmente ci occorre per superare certe dinamiche non visibili poichè stratificate e sommerse da chissà quante altre esperienze?
Una vera ed univoca risposta non esiste e ben si comprende come queste osservazioni possano lasciar spazio a molte perplessità.
Pur non entrando in tale sede nel merito della tematica, appare necessario però chiarire come avvengono tal tipi di meccanismi attraverso un esempio facilmente verificabile. La propria personale storia può essere utile a comprendere come tal tipo di affermazioni possano trovare una rispondenza. Spesso infatti ci si imbatte in situazioni o relazioni in cui,come anticipato, pur mutando protagonisti e scenari, il copione appare assolutamente similare. Si pensi a quante volte nel proprio percorso di relazione con il sesso opposto ci si è imbattuti in persone che pur apparentemente diverse, riproponevano le medesime problematiche vissute con individui completamente sconosciuti fra loro. Inizialmente tal cosa non è evidente, ma in particolar modo nelle relazioni di media e lunga durata, emergono aspetti nel nostro partner che ripropongono incomprensioni e sofferenze già vissute e mai superate, come il senso di abbandono, la mancata capacità di ascolto rispetto alle nostre problematiche e grandi forme di attaccamento.
Allontanandoci da tematiche che invaderebbero troppo altre scienze e ritornando nell’alveo dei comportamenti criminali, sarà utile al lettore, al fine di trarre le sue conclusioni o eventualmente dar spazio a personali riflessioni, la narrazione di un caso studiato durante un breve percorso professionale presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
Fra gli internati vi era un ’uomo laureato, proveniente da nota famiglia di professionisti ed internato poichè resosi artefice di omicidi plurimi ed aventi come vittime solo soggetti di sesso femminile. Sceglieva le sue vittime tra le prostitute locali con le quali aveva avuto alcuni incontri e dopo averle sottratto la vita, si sbarazzava dei corpi in una modalità piuttosto raccapricciante.
Ciò che in questo caso appare con chiarezza è che le vittime erano tutte donne e tutte prostitute, ciò che invece è meno cristallino è la motivazione che ha spinto una persona definita dalla collettività normale, avendo anche portato a termine un‘ importante percorso di studi, al compimento di simili atrocità. Orbene , alla luce di approfonditi studi effettuati sulla personalità criminale dell‘internato, è emersa una particolare situazione familiare che ha certamente amplificato problematiche psichiche probabilmente latenti. Ovviamente, l’esame di tale storia personale è ben lontana dallo scriminare comportamenti deviati e pericolosi , ma è senz’altro d’aiuto nel trattamento e nella relazione che si instaura con l’internato. Al fine di individuare la matrice di una simile devianza sono stati molto utili non solo l’interpretazione degli scritti e dei disegni, ma gli stessi racconti da lui effettuati. Emergevano sovente, segni di profonda immaturità e di egocentrismo affiancato spesso ad un delirio di onnipotenza. Accanto a tali elementi sono emersi molteplici disturbi del comportamento sessuale, caratterizzati essenzialmente da anomalie dell’oggetto o dello scopo sessuale.
Freud ha osservato molto attentamente queste modalità comportamentali. Le Perversioni, cosi‘ definite, indicano quei comportamenti condotti da quei soggetti che,dopo una frustrazione,regrediscono a comportamenti sessuali basici e similari a quelli presenti nell’infanzia. In tali casi, ciò che impedisce la supremazia di un comportamento adulto è il conflitto edipico, l’intensità dell’angoscia di castrazione ed i profondi sensi di colpa. Le tendenze aggressive, sono sempre associate al tentativo di difendersi da un pericolo inconscio, una minaccia contro il bisogno narcisistico di affetto,approvazione e sicurezza.
Dagli innumerevoli dati raccolti, fu evidente che, tra le concause scatenanti atteggiamenti prevaricatori sfociati nell’omicidio e nella eliminazione dei cadaveri attraverso lo smembramento del corpo, c’era una relazione di amore ed odio con la madre che, da sempre, aveva sopraffatto il proprio figlio con comportamenti sostitutivi di ogni sana e normale relazione finanche quella che prevedeva un costruttivo rapporto fisico uomo-donna.
L’uomo con grande evidenza non aveva mai avuto il coraggio o la forza per ribellarsi a tale tipo di amore deviato e probabilmente, non riuscendosi a confrontare in modo sano con una donna, aveva trovato il modo per dar sfogo alle sue frustrazioni più profonde. Le donne prescelte erano infatti sempre prostitute quindi, donne facilmente raggiungibili ed il cui amore si compra a buon mercato.
Il tipo di amore cercato era un amore facile, un amore che offre l’accoglienza mai sperimentata e di cui dovrebbe farsi portatrice sana una madre altrettanto equilibrata, un amore che non è sopraffazione e totale condizionamento. Il confronto con una donna che non si vende sarebbe troppo complesso ed il rischio di una comunicazione alla pari troppo alto.Probabilmente in un sano rapporto di coppia sarebbe potuta emergere una realtà che si aveva solo voglia di soffocare e le spiegazioni da offrire ad una compagna stabile o occasionale sarebbero state troppo dolorose. Molto più semplice è apparso evidentemente scaricare le proprie frustrazioni, le proprie carenze, la propria rabbia nei confronti della prima donna su chi è divenuto quasi un sostituto dell’archetipo femminile per eccellenza…la madre.
Questo è uno dei tanti casi che possono confermare quanto siano determinanti per lo sviluppo della personalità le dinamiche endofamiliari e del perchè un fenomeno come quello dello stalking può trovare la sua massima espressione proprio all’interno di rapporti personali o familiari. La famiglia, infatti dovrebbe essere proprio il vero punto di partenza per poter risolvere problematiche come quelle in disamina anche se appare scontato evidenziare che tale fenomeno,cosi‘ come la violenza sulle donne in genere trovano le loro matrici in una serie molto più articolata di fattori sociali, culturali, religiosi e non da ultimo, fattori riguardanti vere e proprie forme di psicosi.