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I Diavoli della bassa modenese

I Diavoli della bassa modenese

“Sono stati i miei figli senza saperlo” “Non ci sono bambini, solo persone. Ma con un’altra scala di nozioni, un altro bagaglio di esperienze, altre passioni, un altro giochi di sentimenti. Ricorda, noi non li conosciamo”. Il titolo non ha nulla a che vedere con l’opera di qualche pensatore dei nostri tempi, né tantomeno trae spunto da scritti del calibro di “L’ospite inquietante” o il “Giovane Holden” per restare in tema, ma è la riflessione che aprirebbe il cuore di chiunque sia chiamato ad ascoltare le parole di un padre dilaniato, stremato, privato dei suoi figli, ingiustamente accusato. Chi parla è il sig. Federico Scotta e sin da subito, quel volto, quelle frasi, hanno aperto la finestra in un abisso esasperante che lo ha visto protagonista di una vicenda giudiziaria che porta ancora con sé strascichi ed incomprensioni più disparate, finendo per spezzare molti equilibri familiari, irrimediabilmente compromessi a dispetto delle pronunce di assoluzione o definizioni processuali. I fatti in questione afferiscono alla vicenda nota alla cronaca come “i diavoli della bassa modenese” in cui taluni uomini furono accusati di aver organizzato riti satanici durante i quali dei bambini subirono molestie e vennero assassinati. A seguito di ciò, l’Autorità giudiziaria impose l’allontanamento di ben sedici di loro dalle famiglie di appartenenza, ma col tempo si riuscì a stabilire l’infondatezza di quelle accuse, ivi incluse i riti satanici e gli omicidi: dei processi instaurati, i ritualistici furono archiviati per difetto di prova; le accuse di abusi domestici comportarono la condanna per taluni; altri imputati – infine – furono completamente assolti[1]. Dalla ricostruzione degli accadimenti emerse come uno degli accusatori, un...