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L’Arte Reclusa

L’Arte Reclusa

   Non sarà la paura della follia a costringerci a tenere a mezz’asta la bandiera dell’immaginazione. André Breton Bisogna guardare il mondo con la periferia dell’occhio. Gennaro Farinaro Esiste una zona definita grigia [ma in realtà carica di colore] che  delimita il confine antinomico  tra presunta follia e presunta sanità mentale, tra la norma e il suo contrario, tra utopia e realtà,  tra Arte e cialtroneria, tra bontà e cattiveria, tra accettazione e rifiuto. Ed è caratterizzata dalla possibilità che viene concessa (in questo specifico spazio)  all’Espressione di raccontarsi. Espressione intesa come comunicazione creativa e oggettiva di una esperienza individuale, ma anche come frase/azione o opera che possa tradurre il pensiero o il sentimento. O ancora  come possibilità di aprirsi , spiegarsi, ed infine di permettere un equilibrio . Con questo intendimento la zona grigia consente  di considerare il confine non come una linea netta, ma piuttosto come un luogo  in cui spaziare osservando senza pregiudizi   tutto quello che in questo luogo viene prodotto. Ed è in questo luogo che si trovano le patologie e i rimedi, i sintomi e la cura, le finzioni e le realtà, i mostri e i suoi antidoti. Tutte manifestazioni rese possibili da una  ricerca che si basa non su pregiudizi, appunto, ma sulla libertà – in alcuni casi anche patologica – di esprimersi. Il  rapporto tra salute mentale ed espressione creativa è stato ed è motivo di studio di molti  ricercatori, sia nel campo dell’arte che in quello più specificamente collegato alla psiche, producendo  intuizioni e indicazioni che hanno allargato il significato dell’Espressione  e dato nuovi stimoli alla ricerca artistica  e al trattamento...