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PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

Si è scoperto che l’effetto della chemioterapia può causare la temporanea perdita delle caratteristiche identificative delle impronte. L’uso delle impronte papillari per consentire un sicuro accesso a dispositivi personali, a strutture pubbliche e private e per garantire maggiori condizioni di sicurezza nazionale o per  disciplinare l’enorme flusso immigratorio registrato negli ultimi tempi in Europa, è in costante aumento. Grazie alle possibilità offerte da una tecnologia che ogni giorno supera se stessa, offrendo all’utente incredibili sistemi di cattura e registrazione digitale, il vecchio sistema dell’assunzione delle impronte ottenuto attraverso l’inchiostrazione delle dita ed il successivo trasferimento su carta, è stato sostituito da potenti e velocissimi sistemi biometrici. Nonostante l’elevata affidabilità di tali sistemi, una limitata percentuale di impronte rischia comunque di non essere riconosciuta, a causa delle caratteristiche dello scanner ma anche in relazione alla qualità dell’impronta, soprattutto se questa risulta compromessa da fattori esogeni od endogeni. I risultati di questo studio che nell’esaminare le impronte delle persone sottoposte alle cure, hanno evidenziato diversi problemi, sia durante il trattamento che dopo, coinvolgendo sia l’aspetto quantitativo, che quello qualitativo, le stesse come si evince nella foto (1), si presentano con interruzioni e una notevole frastagliatura delle creste.

                                             Foto nr.1

E’ possibile che l’esame approfondito condotto da un esperto dattiloscopista, può permettere comunque l’identificazione di almeno 15 punti di corrispondenza, come indicati nella foto (1), non può affermarsi  lo stesso per i dispositivi biometrici. La lettura e l’identificazione dell’impronta, risulterebbe problematica per qualsiasi sensore o scanner, come è realmente accaduto a pazienti cui è stato negato l’accesso alle dogane e nelle Banche. Inoltre con l’età avanzata, questi soggetti sono maggiormente esposti alla insorgenza di forme tumorali che prevedono l’uso di trattamenti chemioterapici. L’ampio ricorso a tali trattamenti, oggi facilitati anche dalla somministrazione per via orale e il sempre più diffuso impiego di sistemi biometrici per l’identificazione di impronte papillari ai fini privati, pubblici e di sicurezza, può essere fonte di spiacevoli inconvenienti che sono inevitabilmente destinanti ad aumentare. Sarebbe opportuno mettere mano ad una campagna di informazione mirata che consenta ai singoli cittadini, così come alle Istituzioni pubbliche e private di prendere atto del fenomeno e porre in essere rimedi efficaci. Tra questi, quello di munirsi di adeguate certificazioni che documentino il trattamento disposto dai sanitari. Attualmente sembra essere il metodo più semplice ed appropriato per affrontare preventivamente il problema dell’identificazione personale o giustificarlo in caso di situazione impreviste. Il possesso di una certificata documentazione sanitaria potrebbe rivelarsi utile anche in casi limite, non escludibili a priori, dell’uso della chemioterapia ai fini dell’alterazione volontaria delle impronte papillari e smascherare pertanto potenziali criminali che vogliano nascondere o confondere momentaneamente la loro identità, il ché  risulta particolarmente attuale riguardo ai recenti e gravi episodi di terrorismo internazionale. Aspetto fondamentale risultano gli spostamenti che ci possono essere in un numero crescente di tali pazienti trattati con farmaci antitumorali. Essi dovranno munirsi di certificazioni adeguate, prima di intraprendere un viaggio, onde evitare di scoprirlo solo se ci si trova di fronte ad un controllo di Polizia o vedersi negato un accesso. Gli enti pubblici e privati e gli organi di Polizia e di Sicurezza Nazionale, debbano valutare lo sviluppo di nuove metodologie alternative a quella dell’identificazione dattiloscopica come la scansione del sistema venoso delle dita, quello della retina dell’occhio, dell’impronta vocale o riconoscimento facciale, lavorando contemporaneamente al miglioramento dei sistemi biometrici di identificazione.

Nel 2016, il team composto da: Luigi Bisogno, MD; Luciano Garofano, PhD*; Francesca Negri, MD, PhD; Annamaria De Giorgi, MD, eseguiva lo studio sopra descritto e i risultati della ricerca sono stati presentati con successo, nel corso della 68th International  Annual Scientific Meeting – AMERICAN ACADEMY OF FORENSIC SCIENCES,  tenutasi nel Nevada a Las Vegas dal 22-27 FEBRUARY 2016 dal titolo “Fingerprint Loss in a Cancer Patient With No Side Effects”. Lo stesso è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Americana “Journal FORENSIC SCIENCES – La pubblicazione è disponibile online: library.wiley.com .

Fotografia a cura di Eleana Zaza