0823 1848090 osservatoriogiuridicoitaliano@gmail.com

La Menzogna

La Menzogna

La menzogna è un comportamento naturale, universale, nato con l’uomo ma individuabile senza nessuna forzatura, anche in talune specie animali che sembrerebbe utilizzino la finzione al fine garantirsi la loro stessa  sopravvivenza. E’ una modalità comunicativa che, volutamente e consapevolmente,modificando, alterando  o costruendo  una realtà altra, tende ad ingannare il soggetto/i verso cui è direzionata. La menzogna ci è familiare fin dagli albori della storia scritta, religiosi, filosofi, letterati, artisti,  hanno sempre evidenziato come  l´abitudine a dire la verità, non sia certamente tra le virtù dell’essere umano che, addirittura,  imparerebbe a  mentire già nell’infanzia. E’ una capacità adattiva, che si contrappone alla cooperazione e alla  lealtà fra individui. La menzogna è un atto intenzionale, in quanto chi mente sa di modificare volutamente la realtà ed è pertanto, essenzialmente caratterizzata da elementi facilmente distinguibili: contenuto falso rispetto alla realtà ; intenzione di ingannare e consapevolezza piena della non veridicità delle proprie affermazioni. Di contro, per quanto sia semplice definitoriamente parametrare una menzogna, non è altrettanto  facile individuare  chi sta mentendo. Molti sono gli studi oggi realizzati sull’argomento,è stato rilevato infatti, su un numero sufficientemente ampio di soggetti, che, al fine di poter individuare una menzogna, esistono alcuni elementi indicatori che il nostro corpo manifesta. Il linguaggio del corpo non mente; le  variazioni che avvengono possono essere nella maggior parte dei  casi, poco modificabili dall’emittente che sarà in preda dalla sue emozioni a seconda del  valore  della posta in gioco. Più la posta è alta infatti e più gli elementi  indicatori della menzogna potrebbero essere evidenti. Resta inteso che, molti dei parametri normalmente utilizzati nel loro complesso al fine di comprendere se, quanto comunicatoci, coincida o meno alla realtà, acquista un significato diverso dinanzi ai  mentitori abituali o se ci si trova dinanzi a veri e propri psicopatici. In tali casi, le modalità comunicative sono alterate volutamente o sono difformi rispetto ai parametri conosciuti. Ingannare l’altro non è solo  veicolare informazioni totalmente inventate,  ma anche mantenere  l’interlocutore nell’ignoranza  privandolo della  conoscenza dei fatti. L’inganno infatti, non consiste sempre in una  rappresentazione artefatta della realtà, (quella che Ekman fa rientrare nella categoria della “falsificazione”). E’ menzogna  anche l’omissione, il mascheramento, il fornire informazioni parziali, secondarie, occultando i fatti, in modo tale che l’altro possa autonomamente cadere in errore o farsi  una propria idea( sbagliata)  di una data circostanza. Il non veicolare informazioni o trasmetterle  in modo tale da indurre l’altro a formare  un  suo convincimento, è una modalità di comportamento utilizzata molto più spesso di quanto si possa immaginare. La maggior parte dei  soggetti credono infatti,  di essere sinceri e non mentire anche quando mettono in atto i comportamenti sopra rappresentati. Credere di non mentire, semplicemente occultando,e’una delle prime forme di menzogna che si mette in atto. L’  auto ingannano, la menzogna a se stessi,  è cosa ben  diversa dal voler invece mantenere un segreto, desiderio del tutto legittimo e che rientra nella sfera della propria privacy. E’ menzogna quindi, offrire spunti di riflessione su una data situazione di cui si è a conoscenza e omettere poi, le informazioni chiarificatrici, conclusive, o in ogni caso, impedire il feedback  dell’ascoltatore, che si troverà pertanto a farsi una sua idea su quanto volutamente solo accennato. Caso di scuola è quello in cui un amico, confida  di essere a conoscenza di informazioni ascoltate da  un soggetto conosciuto ad entrambi.  Il confidare comportamenti spiacevoli conosciuti al “trasmittente” e  rivolti  al “ricevente”senza dettagliare, omettendo,tralasciando volutamente, coincide esattamente con la seconda categoria menzionata da Ekman come menzogna, ovverossia la “dissimulazione”. E’ stato dimostrato che l’inganno non necessita esclusivamente di un movente dettato dal fattore rischio o vantaggio che ne trae colui che mente, ma, delle volte, in personalità psicopatiche, l’abitudine a falsare la realtà  può nascere da vere e proprie problematiche di tipo psicologico o in ogni caso l’origine del motivo per cui si mente  non sempre è cristallino. Per i sostenitori delle  teorie evoluzionistiche, la menzogna è una contraffazione della realtà finalizzata alla stessa sopravvivenza della specie. L’uomo cioè, realizzerebbe volutamente una alterazione  strategica della realtà, attivando apposite aree cerebrali che, dinanzi ad una situazione valutata  come pericolosa, scomoda o laddove si ravvisi semplicemente una convenienza, agiscono celermente al fine di dare una risposta rapida al proprio interlocutore. In natura, tali tipi di comportamento sono piuttosto frequenti. Si pensi ad esempio, a quegli animali che “mentono” rispetto alla loro fisicità, modificando la loro struttura corporea (piumaggio, peli, pelle), cromatica o emettendo suoni che  gli consentono di  apparire diversi da come sono al fine di destabilizzare il loro avversario. Oltre  a “ mentire” circa la loro fisicità, talaltri  si fingono addirittura morti, proprio per evitare l’attacco di quegli aggressori che non possono, secondo un aprioristico apprezzamento, sconfiggere. A par  modo  gli esseri umani, attraverso apposite strategie, o semplici dissimulazioni, (che per molti equivalgono ad una menzogna vera e propria) tendono in prevalenza a coprire una delle emozioni basilari ma al contempo estremamente deleterea come la Paura. Avere paura non è solo evoluzionisticamente parlando, ciò che ha garantito all’uomo la sua stessa  sopravvivenza, ma è anche una delle emozioni (insieme alla rabbia) che, letta in una chiave esclusivamente patologica, genera la maggior parte dei comportamenti umani degni di significativi commenti. La menzogna, come antitesi delle virtù umane, è stato oggetto di numerose considerazioni. Nei più antichi testi sacri essa è annoverata, (la Bibbia, con l’espressione “omnis homo mendax” fa cenno alla menzogna) filosofi, letterati artisti e poeti hanno celebrato la capacità umana di dissimulare o falsificare la realtà,taluno con senso critico, talatro evidenziandone concretamente gli aspetti e delle volte, le caratteristiche positive. Platone, considerava la menzogna come un rimedio, una sorta di panacea da utilizzare nell’interesse della polis. Nell’ Etica Nicomachea, Aristotele, analizzava,approfondendo  le differenze fra coloro che mentono ; Niccolò Machiavelli, nel  Principe valutava  le capacità dell’uomo di governo che, doveva essere abile nel simulare e dissimulare, nell’unire l’astuzia alla forza, pur senza apparire spergiuro e mentitore. Pirandello, attraverso le sue opere ha spesso rappresentato come l’uno, nessuno e centomila, risiedano contemporaneamente nello stesso individuo e come talvolta, si indossi  una “maschera”. Alcuni filosofi moderni, vedono la menzogna come una forma di indebolimento dell’animo umano utilizzata da coloro che non riescono a fronteggiare la realtà adeguatamente. Ma perché si mente? Quali sono gli scopi di una manipolazione o contraffazione della realtà . Generalmente mentire soddisfa una plurima esigenza. In primis, ed in sintonia con la teoria funzionalista, largamente accettata, si mente per proteggere se stessi; per ottenere un vantaggio; per il piacere di una beffa; ma anche per tutelare la propria privacy o per sfuggire ad una situazione sgradevole. Delle volte si mente  per proteggere i sentimenti di un’altra persona ( menzogna altruistica), o si mente  a sé stessi, fenomeno questo, diverso dalla rimozione di un evento sgradevole. In tal caso infatti l’accadimento che si vuole accantonare,sarà ” archiviato” in un’area del nostro cervello con difficili possibilità di recupero consapevole. Tra le menzogne che tendenzialmente si vuole far ricondurre nell’alveo delle “bugie altruistiche”, ma che a ben vedere, non lo sono affatto, ci sono quelle dette ai bambini. Menzogne molto spesso sottovalutate, largamente e socialmente diffuse, che però, a differenza della   dissimulazione, che talvolta si adotta per coprire  un’emozione considerata socialmente negativa e poco abbinabile ad un dato evento ( es. pensiamo a quando si riceve un regalo poco gradito, ma per non ferire si dissimula un’ emozione di gioia ) sono produttive di notevoli effetti negativi, sia per l’emittente che per il ricevente. Sono menzogne a breve durata, poiché l’inganno viene scoperto  dopo un lasso di tempo relativamente breve, ma, emotivamente parlando,  per il ricevente, gli effetti prodotti sono tutt’altro che di rapida eliminazione. La sensazione di sfiducia e  la delusione, perdurano molto più a lungo, insediandosi pericolosamente nell’individuo. I nodi emozionali prodotti dalle sensazioni di rifiuto,delusione,abbandono, sono molto difficili da  sciogliersi soprattutto  perché non sempre  opportunamente riconosciuti o elaborati nel giusto modo. E’ stato notato, in soggetti adulti con tendenze ad alterare facilmente la realtà, che da bambini, venivano spesso “ingannati a fin di bene”. L’osservazione dei contesti familiari ove i soggetti esaminati svolgono la loro quotidianità, conferma che, i meccanismi attivati nell’infanzia ed archiviati in un’area del cervello inconsapevole,veicolano poi i comportamenti futuri dei soggetti che hanno sperimentato o subito dati comportamenti. Riprodurre i comportamenti che  hanno cagionato delusione e  sofferenza è uno dei meccanismi più comuni all’essere umano. Paradossalmente,  in un inconscio tentativo di elaborazione e superamento di  ciò che  è stato sperimentato e magari apparentemente dimenticato, la  tendenza prevalente è quella di  bilanciare emozioni e sentimenti turbati, cercando un equilibrio proprio attraverso la ripetizione di dati comportamenti. E’ questo un meccanismo perlopiù conosciuto poco alla massa, ma attuato con una grande frequenza. Le “menzogne a fin di bene” creano circuiti alterati sotto un duplice profilo, non riguardanti  solo i minori  recettori delle ” bugie”, ma anche gli adulti trasmittenti. La menzogna apparentemente altruistica, è certamente facilitata dall’ingenuità e dalla buona fede del bambino, ma nell’adulto menzoniero, invisibile ed insidioso, si innesca  il rammarico di dover estorcere forzosamente il consenso, attraverso stratagemmi che deludono prima ancora colui che si vede, suo malgrado, costretto a realizzarli. C’è   da dire di contro ed in misura diametralmente opposta a quanto appena evidenziato che,  non sempre però i trasmittenti possiedono la consapevolezza o la sensibilità necessaria per percepire rammarico. Spesso accade infatti che, un comportamento, sostanzialmente sbagliato, diventi  una consolidata e socialmente diffusa abitudine, peraltro,  giustificata moralmente, dal fine superiore di non arrecare delusioni al minore. Tale processo è molto simile a quello che avviene per alcune forme di menzogna, o per quegli  atti sostanzialmente errati, ma legittimati da terzi; in tal caso il senso di colpa e di vergogna che potrebbero emergere quando si mente, spariscono o sono ridotte ai minimi termini poiché “bugie avallate”