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Jonathan Galindo

Oggi la realtà virtuale è fortemente incisiva nella vita delle persone. Tutto ciò che Social Media ed Internet propongono indiscriminatamente coinvolge e sicuramente condiziona opinioni e orientamenti di pensiero. Internet è un mondo gigantesco senza confini attraverso il quale chiunque ha la possibilità di accesso. Purtroppo in brevissimo tempo si è venuto a determinare l’utilizzo di questo strumento globalizzante da parte di un’utenza sempre più giovane sicuramente non in grado di filtrare o elaborare informazioni con contenuti fortemente condizionanti.

Da quando Internet e i Social Media sono alla portata di tutti, grandi e piccoli, le cronache dei giornali si sono riempite di casi agghiaccianti.

Internet è un mondo grande, gigantesco, che ha permesso a tutti di restare connessi in qualsiasi momento da qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi età, ma non è un mondo tutto rose e fiori come spesso vuole apparire e sono troppi gli aspetti negativi che emergono da notizie di cronaca sconcertanti e che il più delle volte riflettono  stati di coscienza alterati alla base di comportamenti criminosi o autolesivi. Non di rado, tali comportamenti non sono preceduti da indizi che avrebbero potuto in  qualche modo     far presagire il peggio ,segnali di allarme che avrebbero magari potuto arginare o addirittura impedire il tragico evento cosi come è accaduto a Napoli la notte del 29 settembre.

Il caso di cronaca
È la notte del 29 settembre quando un bambino di 11 anni si lancia nel vuoto dal suo appartamento, nella zona di Chiaia-Posillipo, a Napoli. “Mamma e papà vi amo, ma ora devo seguire l’uomo nero”, un messaggio che il bambino ha scritto prima di compiere il drammatico gesto e che ha riportato alla mente un caso di cui si era già parlato in Italia e in altri paesi del mondo:  il caso Jonathan Galindo.

Ma chi è l’uomo con il cappuccio e perché si ricollega al nome di Jonathan Galindo?

L’inizio

Tutto inizia da Samuel Catnipnik, un produttore di effetti speciali cinematografici che nel 2012, nel tentativo di realizzare effetti speciali tramite make-up ha realizzato una  particolare maschera. L’uso dell’immagine creata per tutt’altro scopo però, è servita a un non meglio identificato soggetto  per  adescare e spaventare bambini su internet.

La sfida

Si è parlato a lungo di una gara  strutturata con   vari “livelli”  di difficoltà sempre più elevati e che potrebbe aver spinto il ragazzino,  a lanciarsi nel vuoto quasi come conclusione del gioco: l’ultima sfida.

Questo fatto di cronaca, però, è in realtà una creepypasta , letteralmente “racconto raccapricciante”. Ovverosia termine usato per indicare una leggenda che si è diffusa su internet e che non ha alcun riscontro oggettivo.  Il problema di soggetti che sul web adescano bambini con l’intento di manipolarli e fare loro del male esiste e  le forme   utilizzate, diventano sempre più sofisticate e accattivanti. Dall’osservazione di tali accadimenti si rende evidente e necessaria un’azione preventiva che informi ma soprattutto educhi i giovani all’uso di questi strumenti per un utilizzo ottimale e produttivo degli stessi.

Profili social con l’immagine di Galindo

I profili che utilizzano l’immagine di Jonathan Galindo esistono in tutto il modo e utilizzano un social molto noto soprattutto fra i giovanissimi: TikTok ma ovviamente utilizzare l’icona di un’immagine per arrivare al potenziale artefice delle manipolazioni attivate a discapito dei minori, non è certamente facile.

I bambini più colpiti hanno un’età compresa tra i 10 e i 14 anni, perché?

Il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza è un momento delicato, un momento in cui i ragazzi devono affrontare dei compiti in una chiave di lettura evolutiva: la  tendenza a svincolarsi dai genitori, a trovare se stessi, aumentare gli investimenti sul gruppo dei pari e le aspettative che vengono spostate sui coetanei. Altro aspetto fondamentale di questa età, è l’età in cui i genitori iniziano a cedere di più alle loro richieste, e quindi il bambino piccolo che non utilizza di norma i social network, tenderà poi a farlo con l’ingresso alle scuole medie.
Nella preadolescenza e nell’adolescenza si attraversa una fase di cambiamenti radicali, che comportano un distacco forte dal nucleo familiare: le prime bugie, i primi litigi, la voglia di indipendenza. Sono degli  anni in cui ci si sente tanto vulnerabili quanto forti, e la curiosità di sapere e scoprire porta ad abbassare alcune difese. Nella società odierna si pensa che i Social ci consentano di non sentirci mai soli, quando invece la realtà è che  hanno proprio l’effetto contrario. Ci si aliena totalmente a causa del confronto/ non confronto  costante e quotidiano con le altre persone di cui magari non se ne conosce nemmeno la vera identità; si cercano emozioni sempre nuove, forti, adrenaliniche. Non si tiene conto della pericolosità che la ricerca di questa emozione nel mondo del web possa portare e si sottovalutano spesso gli strumenti utilizzati ( giochi interattivi, chat, ecc.).

In una società dove si è sempre più estranei rispetto alle persone che ci circondano, cerchiamo un senso di appartenenza in un dispositivo elettronico, pensando che nessun male ne derivi. Le nuove generazioni, nate e cresciute con tutto a portata di click, non sono state mai educate ad un utilizzo responsabile di un mezzo così potente ed è questo uno dei motivi per cui vengono alla luce episodi tragici. L’educazione non consiste nel puntare il dito contro un mondo che si è plasmato al nostro, ma nel far comprendere come approcciare alla realtà virtuale.

Dott. G. Serlenga e A. Polidoro