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La Fisiognomica Forense : pseudoscienza attendibile o indagine fantasiosa?

  La domanda che molti si pongono è se osservando un volto, i suoi tratti fissi e mobili, le sue espressioni, i suoi segni, sia possibile  trarne qualche vantaggio a livello investigativo. Ci si chiede cioè se ad un volto con specifiche caratteristiche strutturali, muscolari, epidermiche, possano coincidere determinate tipologie caratteriali o di personalità o se insomma, sia possibile quasi costruire un‘ elencazione fenotipica similare alla descrizione  nosografica che in medicina si fa delle malattie. E‘ senz’altro audace poter affidare solo all’analisi del viso la possibile tendenza a delinquere o la ricerca della verità nascosta; il rischio sarebbe senz’altro quello di cadere in un giuridicamente pericoloso determinismo biologico. La certezza del diritto è stata infatti una irrinunciabile conquista; l ‘applicazione di una norma e di un metodo per la valutazione di un eventuale reo, non concede più certi liberi arbitri del passato. Ma i tempi in cui si applicavano solo le sovrane volontà sono ben lontani dal problema del corpo come strumento di indagine e onde ritornare nell’alveo dell’argomento, non può non essere fatto cenno ad uno dei più celebri esponenti dell’approccio biologico alle tendenze criminali, Cesare Lombroso. Nel 1876 infatti, nel suo celebre testo l’Uomo Delinquente, lo psichiatra che ha  avuto storicamente il pregio di aver aperto la strada a quella che sarà chiamata in futuro criminologia,  argomentò per la prima volta riguardo ad una tematica che ancora oggi è  ricca di fascino: l’antropologia criminale. Lombroso e la sua Scuola Positiva, hanno intravisto un nuovo spazio di ricerca in cui vedere il crimine come un fenomeno naturale, biologico e che nasce con l’uomo stesso, il famoso insomma “criminale...