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BIOMETRIA  – SICUREZZA NEGLI ACCESSI

BIOMETRIA – SICUREZZA NEGLI ACCESSI

L’identificazione di un individuo può essere verificata sulla base di  caratteristiche personali. La persona che desidera accedere ad un sistema informatico o un portale di accesso a strutture private o aereoportuali è tenuta a presentare una forma di identificazione. Attualmente, molti sistemi di identificazione biometrica si basano sulla morfologia delle sole impronte digitali. Questa limitazione può causare intrusione nei sistemi o rifiuti di accesso, il tutto può essere risolto integrando altri caratteri personali e individuali. La procedura dovrebbe contemplare la scansione di una carta a banda magnetica con relativo microchip contenente un codice segreto, scansione della propria impronta digitale (scelta tra le dieci dita), temperatura, reticolo venoso, iride, orecchio, voce e caratteristiche del viso. La possibilità di utilizzare una o tutte le caratteristiche catturate attraverso una fotocamera con il piano di lettura capacitivo in modo che le informazioni vengono confrontate con quelle del database. Articolo a cura di Luigi Bisogno Fotografia a cura di Eleana Zaza condividi Share on Facebook Share Share on Google Plus Share Share on LinkedIn...
PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

Si è scoperto che l’effetto della chemioterapia può causare la temporanea perdita delle caratteristiche identificative delle impronte. L’uso delle impronte papillari per consentire un sicuro accesso a dispositivi personali, a strutture pubbliche e private e per garantire maggiori condizioni di sicurezza nazionale o per  disciplinare l’enorme flusso immigratorio registrato negli ultimi tempi in Europa, è in costante aumento. Grazie alle possibilità offerte da una tecnologia che ogni giorno supera se stessa, offrendo all’utente incredibili sistemi di cattura e registrazione digitale, il vecchio sistema dell’assunzione delle impronte ottenuto attraverso l’inchiostrazione delle dita ed il successivo trasferimento su carta, è stato sostituito da potenti e velocissimi sistemi biometrici. Nonostante l’elevata affidabilità di tali sistemi, una limitata percentuale di impronte rischia comunque di non essere riconosciuta, a causa delle caratteristiche dello scanner ma anche in relazione alla qualità dell’impronta, soprattutto se questa risulta compromessa da fattori esogeni od endogeni. I risultati di questo studio che nell’esaminare le impronte delle persone sottoposte alle cure, hanno evidenziato diversi problemi, sia durante il trattamento che dopo, coinvolgendo sia l’aspetto quantitativo, che quello qualitativo, le stesse come si evince nella foto (1), si presentano con interruzioni e una notevole frastagliatura delle creste.                                              Foto nr.1 E’ possibile che l’esame approfondito condotto da un esperto dattiloscopista, può permettere comunque l’identificazione di almeno 15 punti di corrispondenza, come indicati nella foto (1), non può affermarsi  lo stesso per i dispositivi biometrici. La lettura e l’identificazione dell’impronta, risulterebbe problematica per qualsiasi sensore o scanner, come è realmente accaduto a pazienti cui è stato negato l’accesso alle dogane e nelle Banche. Inoltre con l’età avanzata, questi soggetti sono maggiormente...

La Fisiognomica Forense : pseudoscienza attendibile o indagine fantasiosa?

  La domanda che molti si pongono è se osservando un volto, i suoi tratti fissi e mobili, le sue espressioni, i suoi segni, sia possibile  trarne qualche vantaggio a livello investigativo. Ci si chiede cioè se ad un volto con specifiche caratteristiche strutturali, muscolari, epidermiche, possano coincidere determinate tipologie caratteriali o di personalità o se insomma, sia possibile quasi costruire un‘ elencazione fenotipica similare alla descrizione  nosografica che in medicina si fa delle malattie. E‘ senz’altro audace poter affidare solo all’analisi del viso la possibile tendenza a delinquere o la ricerca della verità nascosta; il rischio sarebbe senz’altro quello di cadere in un giuridicamente pericoloso determinismo biologico. La certezza del diritto è stata infatti una irrinunciabile conquista; l ‘applicazione di una norma e di un metodo per la valutazione di un eventuale reo, non concede più certi liberi arbitri del passato. Ma i tempi in cui si applicavano solo le sovrane volontà sono ben lontani dal problema del corpo come strumento di indagine e onde ritornare nell’alveo dell’argomento, non può non essere fatto cenno ad uno dei più celebri esponenti dell’approccio biologico alle tendenze criminali, Cesare Lombroso. Nel 1876 infatti, nel suo celebre testo l’Uomo Delinquente, lo psichiatra che ha  avuto storicamente il pregio di aver aperto la strada a quella che sarà chiamata in futuro criminologia,  argomentò per la prima volta riguardo ad una tematica che ancora oggi è  ricca di fascino: l’antropologia criminale. Lombroso e la sua Scuola Positiva, hanno intravisto un nuovo spazio di ricerca in cui vedere il crimine come un fenomeno naturale, biologico e che nasce con l’uomo stesso, il famoso insomma “criminale...