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La prevenzione dello stalking attraverso l’osservazione dei comportamenti di un autore. Rudimenti sul linguaggio del corpo.

La prevenzione dello stalking attraverso l’osservazione dei comportamenti di un autore. Rudimenti sul linguaggio del corpo.

La prevenzione dello stalking attraverso l’osservazione dei comportamenti di un autore. Rudimenti sul linguaggio del corpo. Tratto dal Testo il Femminicidio- Edizioni Dike di Levita,Garofano,Conz . Autrice Avv. Tiziana Barrella Non potendo in tal sede, affrontare una soddisfacente disquisizione su come la fiscità di un individuo,oggetto di antichissimi studi, e su come la comunicazione non verbale possa esserci di aiuto nell’individuare la personalità di un soggetto,appare opportuno però,effettuare delle brevi considerazioni che possano perpettere di osservare come molti comportamenti aggressivi abbiano un loro codice silenzioso e simbolico molto interessante. Se ricalchiamo le orme della storia si ricorderà certamente che una gestualità simbolica è sempre esistita fin dai tempi più remoti ed il più delle volte,essa si manifestava in forme davvero violente e discutibilmente creative.Molti tipi di punizioni corporee e alcuni tipi di torture,venivano inflitte al fine di punire e rappresentare un valido deterrente per chi si macchiava di determinati crimini.La spettacolarizzazione delle azioni lesive era più che frequente e la creatività rispetto al metodo utilizzato,aveva la funzione non solo di reggere le masse fungendo da deterrente,ma anche di veicolare il messaggio sotteso in modo efficace.Pensiamo ad esempio alla legge del taglione che come strumento punitivo per chi si macchiava di furto,prevedeva il taglio dell’arto e cosi‘ via. Nelle più sanguinose battaglie di tutti i tempi si è sempre ricorso a barbare modalità di deturpazione dei corpi dei nemici,pensiamo ad esempio all’impalatura o a tutti i terribili metodi per estorcere la verità.Scopo di quelle simboliche modalità di lesione dei corpi, era certamente quello di imprimere, in modo pressocchè indelebile nelle menti di eventuali sovversori,ciò che sarebbe potuto loro accadere qualora...
Imputabilità e cause di esclusione ex artt.85 e ss C.P.

Imputabilità e cause di esclusione ex artt.85 e ss C.P.

Imputabilità e cause di esclusione ex Artt.85 e ss C.P.  Autrici Avv.ti Lucia Di Bello e Stefania Noto Il sistema giuridico interno intende come imputabilità quella condizione personale del reo che,a prescindere dal suo rapporto con la colpevolezza,ne costituisce il presupposto per l’applicazione della pena all’autore del fatto. Come noto, l’imputabilità del reo sussiste allorchè, al momento della commissione del fatto, lo stesso possieda: 1) la capacità di intendere e, cioè, di rendersi conto della realtà e delle sue azioni; 2) la capacità di volere, ovverossia la capacità di autodeterminarsi sulla base di dati presupposti percettivi. Non esiste, in ogni caso, perfetta coincidenza tra la capacità naturale e l’imputabilità, in quanto quest’ultima sussiste anche laddove l’incapacità naturale sia stata volontariamente o colposamente determinata dall’agente. Nella dottrina attualmente prevalente il fondamento dell’imputabilità viene ricondotto al paradigma del cosiddetto “relativo indeterminismo”, sulla base del quale la giurisprudenza ha affermato che “la capacità di volere indica l’attitudine del soggetto ad autodeterminarsi in relazione ai normali impulsi che motivano l’azione” (così, Cass., 12 febbraio 1982). Secondo detta teoria, ciò che rileva sono i processi psicologici di motivazione alla condotta, indipendentemente da un giudizio di responsabilità eticamente fondato sulla capacità di distinguere il bene dal male. Quanto al rapporto tra imputabilità e colpevolezza, si osserva che la prima è il presupposto della seconda, sicché ai soggetti non imputabili non potrebbe essere mosso un rimprovero per la condotta tenuta. Orbene, il Legislatore, fissando un elenco tassativo delle ipotesi di non imputabilità, abbia a priori escluso la possibilità di estensione dei principi che regolano la materia a casi simili. Essendo state, quindi, positivamente disciplinate le ipotesi...

Campi elettromagnetici. Azione amministrativa, danno biologico, tutela penale.

CAMPI ELETTROMAGNETICI – MODALITÀ DI TUTELA Il fenomeno della radiazione naturale del sottosuolo (nodi di Hartman; faglie e vene acquifere) ben conosciuto nel campo della geofisica, nonché, in particolare, quello delle radiazioni artificiali, generate da antenne, tralicci, cellulari, etc., producono notevoli disagi sull’individuo che ne è costantemente esposto, creando nelle zone del corpo che sono entrate maggiormente irraggiate, un vero e proprio geostress che può dar luogo a forme di patologie clinicamente riscontrabili. La nostra terra è un enorme generatore di corrente e la distribuzione alterata dei campi elettromagnetici da essa emanata produce grosse variazioni sul sistema psico–fisico. L’individuo pertanto, costantemente sollecitato da queste energie radianti, se pur inconsapevolmente, ne percepisce i disagi che possono assumere le più diversificate somatizzazioni. In particolare, è molto sentito, ed ha larga diffusione, il problema del danno cagionato dalle onde elettromagnetiche, della relativa tutela nonché dell’eventuale risarcimento. Al giorno d’oggi, si è costantemente sottoposti ad un intenso bombardamento di onde elettromagnetiche, ed è stato provato , inoltre, da un punto di vista medico, come siffatto continuo bombardamento quotidiano possa influire sulla salute, cagionando danni i cui effetti spesso arrivano a manifestarsi anche dopo alcuni anni; da qui la necessità di un’adeguata ed idonea tutela, che miri a salvaguardare l’integrità psico–fisica di un individuo, combattendo a monte il dilagare di comportamenti anche soltanto potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. Il nostro ordinamento attribuisce una notevole rilevanza, al “bene salute”, sia in ambito pubblicistico che nei rapporti di diritto privato. Considerata la impossibilità di reintegrazione in forma specifica del bene salute, la tutela risarcitoria appare da sola insufficiente ed inadeguata, essendo piuttosto necessario vietare e...
Femminicidio

Femminicidio

  Lo stalking come fenomeno che si manifesta prevalentemente all’interno di una relazione affettiva e familiare- Tratto dal testo- Il Femminicidio – di Garofano, Levita ,Conz -Autrice Avv. Tiziana Barrella Lo stalking è un fenomeno che matura prevalentemente all’interno di relazioni affettive instaurate ed in contesti familiari.Molti studi hanno riscontrato che le percentuali più alte di diffusione di questo fenomeno avviene non ad opera di estranei, ma è frequentissimo, con percentuali molto incidenti in contesti relazionali consolidati o in contesti familiari. Secondo i dati statistici, e secondo del resto quanto emerge dalla disamina del secondo comma dell’art 612 bis, prevedente un aumento di pena se il fatto è commesso da un congiunto o da persona con la quale si abbia un legame affettivo, paradossalmente, è proprio nei contesti ove dovrebbe esserci un maggior senso di rassicurazione e affidamento che si sviluppa e cresce il fenomeno. Il legislatore infatti con tale previsione, ha storicamente cristallizzato un‘ importante presa di coscienza. Ha infatti dato una risposta a quanto emerso da un contesto sociale che vede sempre più in bilico gli equilibri che sin d’ora avevano sorretto il microcosmo della famiglia ed il macrocosmo della società. Le statuizioni normative non sono nient’altro infatti che un’espressione di come la società evolve si sviluppa e nel caso di specie, di come siano mutati gli schemi che sorreggevano i rapporti interpersonali e familiari. Per comprendere però la motivazione profonda del perchè certe dinamiche partano e maturano all’interno di relazioni affettive o che degenerino proprio fra le rassicuranti pareti domestiche, è necessario effettuare una prodromica riflessione. E‘ nella famiglia di origine che inizia a formarsi la...