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TATUAGGIO, CARCERE E SIGNIFICATO

TATUAGGIO, CARCERE E SIGNIFICATO

Nell’invisibilità del pianeta carcere il tatuaggio è regolarmente rappresentato da simboli specifici: riproduzioni alle quali i detenuti sono legati per i più svariati motivi.  In prigione i tatuaggi tendono ad assumere un significato più profondo, la realizzazione non deve essere osservata come mera modalità per far trascorrere le lunghe giornate afflitte dalla detenzione. Il tatuaggio diventa una parte rappresentativa del corpo di un detenuto, ovvero, una vera e propria carta d’identità del criminale, non solo per evidenziare il crimine  commesso, ma anche come strumento di comunicazione tra detenuti[1]: segno di identificazione e mezzo d’espressione, può indicar,  tra l’altro, appartenenza a una comunità e la scelta di un determinato simbolo racconta la vita di una persona. Il tatuaggio criminale non è solo un tatuaggio! È ormai acclarata l’importanza dello studio del tatuaggio quale mezzo coadiuvante diagnostico nell’esame della personalità del criminale. Si tratta precisamente di una traccia patognomica del vissuto del soggetto. Sottolineiamo il termine “traccia”, in contrapposizione a quanto affermava Lombroso nella sua “teoria dell’atavismo” che considerava il tatuaggio come carattere “anatomico” specifico di uomo primitivo, selvaggio nel quale la scarica degli istinti e delle pulsioni aggressive avveniva senza inibizioni[2].  La realizzazione di un tatuaggio nelle patrie galere, fatto da un detenuto mentre sconta la sua pena, è gesto di sfogo, un simbolo di riconoscimento tra detenuti o un atto di protesta contro la crudeltà del carcere.  Si pensi ad un detenuto medio: un giovane tossicodipendente italiano condannato a tre anni che decide di segnare la propria frustrazione sulla propria carne.   Se, nella società civile ed, in particolare, nel mondo del lavoro, un soggetto desta perplessità, in un ambiente totalmente diverso, quale il carcere, il tattoo ha invece un...
IL CASO MINGUZZI

IL CASO MINGUZZI

Dopo aver accompagnato a casa la fidanzata, la notte fra il 20 e il 21 aprile del 1987 scomparve senza lasciare traccia. Pier Paolo Minguzzi, ex carabiniere di leva a Mesola, il cui corpo ritrovato senza vita era stato incatenato lungo il ramo del Po di Volano nell’aprile del 1987. Giovane studente universitario proveniente da una famiglia di imprenditori di Alfonsine, al rapimento del Minguzzi venne chiesto un riscatto di trecento milioni di lire alla famiglia. La sua autovettura fu rinvenuta regolarmente parcheggiata l’indomani mattina in una via del centro di Alfonsine. E fu il 1° maggio il giorno del ritrovamento lungo le rive del fiume in provincia di Ferrara di quel corpo legato ad una inferriata del peso di sedici chilogrammi in quell’anno di fine anni Ottanta. Le indagini dell’epoca furono condotte in fretta e il caso non fu mai risolto. Un fascicolo contro ignoti rimasto per anni a ingiallire. Con provvedimento del Procuratore della Repubblica, su richiesta della famiglia della vittima le indagini invece sono state riaperte sul finire del 2017. Ed è stata proprio la squadra mobile di Ravenna, con la collaborazione del Servizio Centrale Operativo di Roma, a riaprire la minuziosa analisi degli atti e l’escussione di varie persone informate sui fatti, anche in relazione ad un analogo grave accadimento, avvenuto circa tre mesi dopo la scomparsa del Minguzzi nella medesima cittadina: tre indagati in un’estorsione ai danni di un altro noto imprenditore dell’ortofrutta Roberto Contarinie, che ebbe come epilogo la morte di un giovane carabiniere del luogo il ventitreenne Sebastiano Vetrano. Per quel delitto la banda fu catturata e condannata. Oggi la Procura della...
Il diritto della bigenitorialità secondo le pronunce della Cedu.

Il diritto della bigenitorialità secondo le pronunce della Cedu.

Un’altra importante recente decisione della Corte di Cassazione in materia di principio della bigenitorialità, ovvero il diritto del bambino di avere un rapporto equilibrato ed armonioso con entrambi i genitori ai fini dell’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale, ha suscitato importanti riflessioni sul tema. La Corte di Cassazione, con ordinanza del 16 dicembre 2020 n. 28723, ha ribadito il principio secondo il quale, nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi, quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione (Cass. 8 aprile 2019 n. 9764; Cass. 23 settembre 2015, n. 18817, Cass., 22 maggio 2014, n. 11412). Anche la nostra Suprema Corte si sta uniformando ai principi enunciati, con vigore, nella propria giurisprudenza dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che, fortemente, si batte per la piena tutela di principi cardini come il pieno rispetto dell’art. 8 Cedu. Le Corti degli Stati europei non possono più prescindere nelle loro decisioni da quanto viene affermato e sostenuto dalla Cedu, spesso invocata, quando sono in gioco diritti fondamentali di soggetti vulnerabili, come i minori. La Corte di Cassazione ha fatto, infatti, riferimento, più volte, nella suindicata ordinanza, alle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo e, quindi,  all’art. 8 della Convenzione. Non può sfuggire che l’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, nel garantire ad ognuno il rispetto della propria vita familiare, contempla anche il diritto dei genitori e dei figli a mantenere stabili relazioni, soprattutto in caso...
Impronte digitali false

Impronte digitali false

È un’impronta digitale artificiale fatta di silicone, gomma, gel o pellicola e su carta che viene utilizzata per ingannare i comuni lettori biometrici. Attualmente il furto di identità è in continuo aumento e gli scopi sono di natura illegale, ed oltre alle generalità possono essere clonate anche le nostre impronte digitali. In passato la sicurezza negli accessi raccontata nei film era da fantascienza, spalancare gli occhi e guardare nella telecamera per accedere in un’area riservata, apporre un dito o il palmo della mano contro un lettore ottico per accedere ad aree protette. Oggi, naturalmente, il riconoscimento dell’iride, i lettori di impronte digitali e altri sistemi biometrici stanno diventando sempre più comuni. Basti pensare alla maggior parte dei moderni smartphone, hanno un lettore di impronte digitali che consente di sbloccare il telefono senza dover ricordare una password o un numero. La maggior parte dei sensori biometrici in commercio sono vulnerabili, perché i tradizionali scanner di impronte digitali rilevano un’immagine bidimensionale, ovvero la superficie dell’impronta, non riconoscendo l’immagine falsa, con il risultato di rendere inutile i controlli, annullando il livello di sicurezza, basti pensare agli ingressi fraudolenti negli accessi civili, agli accertamenti di Polizia presso gli scali di frontiera aerea e marittima. La tecnologia attuale ha sviluppato software per la registrazione delle immagini delle dita in 3D che accerti la natura reale dell’impronta, il sensore incorpora il rilevamento delle dita sia LIVE che FAKE utilizzando una combinazione delle tecnologie che non solo legge le impronte digitali ma può rilevarne la “vivacità” sulla base di un’analisi algoritmica delle caratteristiche micro e macro, delle ghiandole eccrine e del flusso sanguigno dei capillari sotto...
Il mistero della Villa Monzese: il caso Lamaj

Il mistero della Villa Monzese: il caso Lamaj

Un’indagine che pareva non avesse più nulla da dire lasciando un caso irrisolto in quello che figurava essere un perfetto ‘cold case’, rimasto tuttavia aperto in attesa della scoperta di nuove prove. Come nei migliori racconti di Edgar Allan Poe, il cadavere era stato ritrovato murato nella parete di un’abitazione in una cavità nella parete in una dépendance del residence “Villa degli Occhi” a Senago, in provincia di Milano, esattamente sette anni fa. Ma non si tratta dell’immaginazione della trama di un racconto dell’orrore, bensì della storia di un uomo scomparso da Genova nel gennaio del 2013. Durante questi anni di indagini, le voci circa il ritrovamento di ossa umane in una parete del signorile complesso residenziale, hanno turbato gli inquilini sin dalle prime ore di ricerca. L’imponente villa storica rimasta per anni disabitata, immersa nel verde del monzese, è stata scenario di analisi ed esami da parte dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Monza che hanno continuato il loro lavoro per ricostruire quanto accaduto alla vittima. Per risalire alle cause del suo decesso sono stati necessari gli interventi di esperti forensi e medici legali e solo lo scorso anno, dopo aver sapientemente rimesso insieme le ossa rinvenute, nonostante i segni mitigati dal tempo, si è riusciti a risalire all’identità della vittima. Stando a quanto aveva già confermato il Nucleo Investigativo di Monza dalla sua identificazione, la vittima Astrid Lamaj, quarantunenne di origine albanese, sarebbe stata prima uccisa e poi sepolta. Solo qualche tempo dopo sarebbe stato murato nella parete di una delle stanze della villa settecentesca trasformata oggi in residence di lusso. Dai capi di abbigliamento nonché dai...
PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

PERDITA DELLE IMPRONTE PAPILLARI A SEGUITO DI TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI

Si è scoperto che l’effetto della chemioterapia può causare la temporanea perdita delle caratteristiche identificative delle impronte. L’uso delle impronte papillari per consentire un sicuro accesso a dispositivi personali, a strutture pubbliche e private e per garantire maggiori condizioni di sicurezza nazionale o per  disciplinare l’enorme flusso immigratorio registrato negli ultimi tempi in Europa, è in costante aumento. Grazie alle possibilità offerte da una tecnologia che ogni giorno supera se stessa, offrendo all’utente incredibili sistemi di cattura e registrazione digitale, il vecchio sistema dell’assunzione delle impronte ottenuto attraverso l’inchiostrazione delle dita ed il successivo trasferimento su carta, è stato sostituito da potenti e velocissimi sistemi biometrici. Nonostante l’elevata affidabilità di tali sistemi, una limitata percentuale di impronte rischia comunque di non essere riconosciuta, a causa delle caratteristiche dello scanner ma anche in relazione alla qualità dell’impronta, soprattutto se questa risulta compromessa da fattori esogeni od endogeni. I risultati di questo studio che nell’esaminare le impronte delle persone sottoposte alle cure, hanno evidenziato diversi problemi, sia durante il trattamento che dopo, coinvolgendo sia l’aspetto quantitativo, che quello qualitativo, le stesse come si evince nella foto (1), si presentano con interruzioni e una notevole frastagliatura delle creste.                                              Foto nr.1 E’ possibile che l’esame approfondito condotto da un esperto dattiloscopista, può permettere comunque l’identificazione di almeno 15 punti di corrispondenza, come indicati nella foto (1), non può affermarsi  lo stesso per i dispositivi biometrici. La lettura e l’identificazione dell’impronta, risulterebbe problematica per qualsiasi sensore o scanner, come è realmente accaduto a pazienti cui è stato negato l’accesso alle dogane e nelle Banche. Inoltre con l’età avanzata, questi soggetti sono maggiormente...