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Campi elettromagnetici. Azione amministrativa, danno biologico, tutela penale.

CAMPI ELETTROMAGNETICI – MODALITÀ DI TUTELA

Il fenomeno della radiazione naturale del sottosuolo (nodi di Hartman; faglie e vene acquifere) ben conosciuto nel campo della geofisica, nonché, in particolare, quello delle radiazioni artificiali, generate da antenne, tralicci, cellulari, etc., producono notevoli disagi sull’individuo che ne è costantemente esposto, creando nelle zone del corpo che sono entrate maggiormente irraggiate, un vero e proprio geostress che può dar luogo a forme di patologie clinicamente riscontrabili.

La nostra terra è un enorme generatore di corrente e la distribuzione alterata dei campi elettromagnetici da essa emanata produce grosse variazioni sul sistema psico–fisico.

L’individuo pertanto, costantemente sollecitato da queste energie radianti, se pur inconsapevolmente, ne percepisce i disagi che possono assumere le più diversificate somatizzazioni.

In particolare, è molto sentito, ed ha larga diffusione, il problema del danno cagionato dalle onde elettromagnetiche, della relativa tutela nonché dell’eventuale risarcimento.

Al giorno d’oggi, si è costantemente sottoposti ad un intenso bombardamento di onde elettromagnetiche, ed è stato provato , inoltre, da un punto di vista medico, come siffatto continuo bombardamento quotidiano possa influire sulla salute, cagionando danni i cui effetti spesso arrivano a manifestarsi anche dopo alcuni anni; da qui la necessità di un’adeguata ed idonea tutela, che miri a salvaguardare l’integrità psico–fisica di un individuo, combattendo a monte il dilagare di comportamenti anche soltanto potenzialmente pericolosi per la salute pubblica.

Il nostro ordinamento attribuisce una notevole rilevanza, al “bene salute”, sia in ambito pubblicistico che nei rapporti di diritto privato.

Considerata la impossibilità di reintegrazione in forma specifica del bene salute, la tutela risarcitoria appare da sola insufficiente ed inadeguata, essendo piuttosto necessario vietare e prevenire la condotta lesiva prima che si verifichi l’evento dannoso.

Alla stregua di molte decisioni della Consulta (nn. 184/1986; 641/1987; 399/1996 etc…), ammessa la possibilità di concessione di tutela inibitoria atipica anche a fronte di un danno solo potenziale (Cassazione Civile, 1636/1999, 9893/2000 etc…) ed appurato che la giurisdizione in ordine a tali domande spetta al giudice ordinario (Cass., SS. UU. ord. nn. 6218/2006; 23735/2006 etc …), lo strumento di tutela più idoneo è sicuramente quello cautelare d’urgenza ad effetti anticipatori, con il quale può essere inibita la condotta lesiva, oppure ne può essere ordinata la cessazione, od ancora può essere imposta l’adozione di particolari cautele.

All’uopo è illuminante una pronunzia della Suprema Corte, che, al riguardo, ha puntualizzato che non è necessario che il danno si sia verificato, perché il titolare del diritto possa reagire contro la condotta altrui, se essa si manifesta in atti suscettibili di provocarlo.

Secondo quanto sancito dalla Cassazione, il danno causato dalle onde elettromagnetiche può dunque configurarsi come:
A) danno alla salute, qualora i suoi effetti negativi minino l’integrità psico–fisica di un individuo;
B)
danno esistenziale, qualora le sue conseguenze negative coinvolgano la vita dell’individuo e la sua generica capacità di operare e di relazionarsi all’interno della società.
Il danno esistenziale può assumere diverse conformazioni : danno estetico (lesione all’aspetto esteriore), danno psichico (lesione della integrità mentale), danno alla vita di relazione (difficoltà ad equipararsi ed a rapportarsi con gli altri nel campo del lavoro, nelle attività sportive, nelle attività sociali, etc).

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 9893 del 2000, ha applicato al tema dei danni da onde elettromagnetiche l’orientamento già abbracciato dalla Consulta con la Sentenza del 22 Giugno 1990, n. 307, ribadendo con forza e sancendo come non legittima l’imposizione di una servitù di passaggio di elettrodotto qualora il flusso elettromagnetico indotto dal passaggio di corrente possa provocare danni a chi sarebbe costretto a sopportare il peso del passaggio.

Da ciò si giunge alla conclusione che “sono da considerare prive di efficacia giuridica le determinazioni contenute nei provvedimenti della pubblica amministrazione, per la parte in cui possano risultare lesive della conservazione dello stato di salute, anche quando i provvedimenti adottati costituiscano in sé manifestazione di un potere ad altri fini previsto dalla legge” (Cass., SS. UU., 06 Ottobre 1979, n. 5172).

Con specifico riferimento al diritto alla salute, sarebbe contraddittorio affermare che esso non tollera interferenze esterne che ne mettano in discussione l’integrità e ammettere che alla persona sia data la sola tutela del risarcimento del danno e non anche quella preventiva.

La Corte Costituzionale, nella Sentenza del 30 Dicembre 1987, n. 641, ha infatti espressamente affermato che, in tema di lesione della salute umana, è possibile il ricorso all’articolo 2043 c. c. e che si è così in grado di provvedere non solo alla reintegrazione del patrimonio del danneggiato, ma anche di prevenire e sanzionare l’illecito.

Dunque, la presenza di tale disciplina costituisce conferma del fatto che alla protezione costituzionale del diritto alla salute inerisce sul piano sostanziale il diritto dell’individuo a che sia impedito agli altri consociati, ma anche alla pubblica amministrazione, di tenere condotte, che possono ingenerare il sorgere di patologie, come risultato dell’immissione nell’ambiente di fattori inquinanti.

In termini generali, può dirsi che la protezione apprestata dall’ordinamento al titolare di un diritto si estrinseca prima nel vietare agli altri consociati di tenere comportamenti che contraddicano il diritto e poi nel sanzionare gli effetti lesivi della condotta illecita obbligando il responsabile al risarcimento del danno. Ma vi è di più! La Cassazione si è spinta oltre la sola previsione del risarcimento del danno (Sez. Un., 16 Luglio 1983, n. 4889; 10 Dicembre 1984, n. 6476) prevedendo anche la condanna ad un fare (Sez. Un., 20 Febbraio 1992, n. 2092), in confronto della pubblica amministrazione o di concessionari di pubblici servizi.

E perciò può essere chiesto al giudice di inibire all’amministrazione il comportamento costituito dal porre in esercizio un impianto che, iniziando a funzionare con le modalità previste, è accertato possa determinare una situazione di messa in pericolo della salute.

L’inibitoria, d’altro canto, può tradurre in comando un accertamento dal quale risulti in quali condizioni e con quali accorgimenti l’opera può essere posta in esercizio ed il pericolo per la salute può essere evitato.

La tutela giudiziaria del diritto alla salute in confronto della pubblica amministrazione può dunque essere preventiva e dare quindi luogo a pronunce inibitorie, se, prima ancora che l’opera pubblica sia messa in esercizio nei modi previsti, sia possibile accertare, considerando la situazione che si avrà una volta iniziato l’esercizio, che nella medesima situazione è insito un pericolo di compromissione per la salute di chi agisce in giudizio.

Se ne trae, logicamente, la conclusione, che siano da considerare prive di efficacia giuridica le determinazioni contenute nei provvedimenti della pubblica amministrazione, per la parte in cui possano risultare lesive della conservazione dello stato di salute, anche quando i provvedimenti adottati costituiscano in sé manifestazione di un potere ad altri fini previsto dalla legge (Cassazione, SS. UU., 06 Ottobre 1979, n. 5172).

In sostanza, si mira a tutelare il diritto alla salute direttamente alla radice, senza perciò attendere che si addivenga ad un concreto e sussistente pregiudizio per colui che decida di intraprendere un’azione giudiziaria.

Sulla base della scrutinata giurisprudenza costituzionale e di legittimità, consolidatasi nelle materie in cui il diritto alla salute va contemperato con altri diritti anche essi costituzionalmente protetti – e nelle quali il giudice è tenuto al difficile compito di bilanciare gli interessi in gioco definendone i rispettivi limiti – può enunciarsi il seguente principio, in base al quale, in relazione al bene-salute è individuabile un “nucleo essenziale”, che configura un diritto soggettivo assoluto e primario, volto a garantire le condizioni di integrità psico-fisica delle persone bisognose di cura allorquando ricorrano condizioni di indispensabilità, di gravità e di urgenza non altrimenti sopperibili, a fronte delle quali è configurabile soltanto un potere accertativo della pubblica amministrazione in punto di apprezzamento della sola ricorrenza di dette condizioni.

Il diritto alla salute è infatti un diritto fondamentale dell’individuo, che l’art. 32 della Costituzione protegge direttamente (Corte Costituzionale, Sentenza del 26 Luglio 1979, n. 88; 14 Luglio 1986, n. 184; 18 Dicembre 1987, n. 559; 27 Ottobre 1988, n. 992; 22 Giugno 1990, n. 307; 18 Aprile 1996, n. 118).

Questo equivale a dire che il diritto alla salute non deve prima essere esposto a compromissione per poi trovare tutela ma solo in forma repressiva, mediante condanna al risarcimento del danno, anche in forma specifica.

È fuori di dubbio, infatti, che la risarcibilità di un tale danno non potrebbe prescindere dall’accertata illiceità del suo comportamento, illiceità, tuttavia, individuabile soltanto nella ipotesi di superamento dei limiti di immissione previsti dalla normativa vigente.

Ed infatti, “le immissioni elettromagnetiche devono essere valutate  non soltanto per le lesioni organiche che, in ipotesi, possono provocare ma anche per la loro idoneità a determinare una modificazione dell’equilibrio psico–fisico dell’individuo, anche sotto il profilo della lesione di beni come la serenità e tranquillità individuale, vale a dire all’alterazione del benessere della persona e dei suoi normali ritmi di vita.
Il Tribunale ha altresì evidenziato che l’intollerabilità delle onde elettromagnetiche determina l’esigenza di valutarne gli effetti a lungo termine per l’organismo umano, portando in primo piano un concetto più ampio del bene salute, comprendente il benessere psichico, la qualità di vita dell’individuo, beni la cui lesione può determinare un danno per la salute anche in mancanza di lesioni organiche immediatamente riscontrabili.
In forza di tali considerazioni il Tribunale ha statuito che le vigenti normative di settore costituiscono un limite di accettabilità delle onde elettromagnetiche cui occorre far riferimento per stabilirne la tollerabilità o meno ai sensi dell’art. 844 c. c.: in ogni caso si tratta di limiti la cui applicazione non può prescindere dalla valutazione della singola fattispecie, giacché anche limiti inferiori possono, nel caso concreto, provocare danni alla salute
” (Tribunale di Modena, Sentenza del 06 Settembre 2004, n. 1430).
Nella sostanza i valori previsti dal D. P. C. M. dell’08 Luglio 2003 non possono modificare il quadro giuridico costituito dalle menzionate previsioni del codice civile, direttamente riconducibili alla disposizione di cui all’art. 32 della Costituzione, per cui il superamento del limite di intollerabilità va accertato in concreto da parte dell’autorità giudiziaria in relazione ad una determinata immissione.

E che l‘esposizione a determinati livelli di campi elettromagnetici possa costituire un pericolo per le persone – a prescindere dallo stato attuale della scienza, che in ordine alla nocività delle onde elettromagnetiche non ne ha ancora precisato la entità, ma neppure ne ha esclusa la possibilità di produzione di effetti dannosi alla salute – “è concetto fatto proprio dal legislatore italiano, il quale con la Legge 22.02.2001 n. 36 (Legge–quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) ha inteso espressamente “..assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” (art. 1 comma 1°, lett. a) Legge citata), così riconoscendo l’esistenza di un pericolo derivante dalla soggezione delle persone ai campi elettromagnetici (oltre che a quelli elettrici e magnetici)” (Cass. Pen., Sez. I, 14.06.2002, n. 23066).

Si è visto dunque come la tutela possa e debba necessariamente essere preventiva e sostanziarsi in una inibitoria; non è perciò necessario che il danno si sia verificato, perché il titolare del diritto possa reagire contro la condotta altrui, se essa si manifesta in atti suscettibili di provocarlo.

Una volta chiarita la rilevanza che la tutela della salute umana assume per il nostro ordinamento sia in ambito pubblicistico che nei rapporti di diritto privato, come indicato in numerose decisioni della Consulta (nn. 184/1986; 641/1987; 399/1996 etc…), ammessa la possibilità di concessione di tutela inibitoria atipica anche a fronte di un danno solo potenziale (Cass., 1636/1999, 9893/2000 etc…) ed appurato che la giurisdizione in ordine a tali domande spetta al giudice ordinario (Cass., SS. UU. ord. nn. 6218/2006; 23735/2006 etc…), lo strumento di tutela più idoneo è sicuramente quello cautelare d’urgenza ad effetti anticipatori, con il quale può essere inibita la condotta lesiva, oppure ne può essere ordinata la cessazione, oppure ancora può essere imposta l’adozione di particolari cautele.

Nella giurisprudenza della Suprema Corte, con specifico riferimento al diritto alla salute, è stato già dichiarato che la protezione apprestata dall’ordinamento al titolare di tale diritto si estrinseca, sia nel vietare agli altri consociati di tenere comportamenti che contraddicano il diritto, sia nel sanzionare gli effetti lesivi della condotta illecita obbligando il responsabile al risarcimento del danno.

Il diritto alla salute, infatti, appartiene a quel genere di diritti che non tollerano interferenze esterne che ne mettano in discussione l’integrità.

Considerata la impossibilità di reintegrazione in forma specifica del bene salute, la tutela risarcitoria è da sola insufficiente ed inadeguata, essendo piuttosto necessario vietare e prevenire la condotta lesiva prima che si verifichi l’evento dannoso.

Avv. Giulio Amandola

Avv. Tiziana Barrella