0823 1848090 osservatoriogiuridicoitaliano@gmail.com
La Direttiva 2013/35/UE e l’effetto delle onde elettromagnetiche sulla salute umana

La Direttiva 2013/35/UE e l’effetto delle onde elettromagnetiche sulla salute umana

Il repentino aumento delle tecnologie di comunicazione che utilizzano energia elettrica ha notevolmente modificato l’ambiente che ci circonda comportando, conseguentemente, un uso sempre maggiore di sorgenti e dispositivi che emettono onde elettromagnetiche. Tutto ciò ha spinto il legislatore ad intervenire in tale ambito, approvando la Direttiva 2013/35/UE che stabilisce prescrizioni minime di protezione dei lavoratori contro i rischi riguardanti gli effetti biofisici diretti e indiretti provocati, a breve termine, dai campi elettromagnetici. La suddetta normativa richiede che il datore di lavoro valuti tutti i rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici (campi elettromagnetici), in modo da identificare ed adottare le opportune misure di prevenzione e protezione, con particolare riferimento alle norme di buona tecnica e alle buone prassi. Nello specifico, il datore di lavoro è tenuto, attraverso l’attività di valutazione del rischio e di formazione ed informazione dei lavoratori, alla promozione: di altri metodi di lavoro che implichino una minore esposizione ai campi elettromagnetici; di attrezzature che emettano campi elettromagnetici meno intensi, tenuto conto del lavoro da svolgere; delle misure tecniche per ridurre l’emissione deicampi elettromagnetici incluso, se necessario, l’uso di dispositivi di sicurezza, schermatura o analoghi meccanismi di protezione della salute; di misure appropriate di delimitazione e di accesso quali segnali, etichette, segnaletica al suolo e barriere, al fine di limitare o controllare l’accesso; delle misure e delle procedure volte a gestire le scariche di scintille e le correnti di contatto mediante strumenti tecnici, in caso di esposizione a campi elettrici; degli opportuni programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei sistemi, dei luoghi e delle postazioni di lavoro; della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro;...
No alla violenza di genere

No alla violenza di genere

A cura di Avv. Maria Antonietta Federici La violenza contro le donne costituisce una grave piaga che fa parte della nostra società dalla notte dei tempi, e che sembra affondare le proprie radici in motivi di ordine sociale e culturale Apprendimento ormai con cadenza pressoché quotidiana di tristi episodi di cronaca nera che vedono come protagoniste donne di qualsiasi età, provenienza ed estrazione sociale. Quel che colpisce maggiormente, lasciando sgomenti, è che nella maggior parte dei casi gli autori di questi crimini sono i loro compagni, amici, mariti, amanti od ex. Ed ancor più sovente sono proprio costoro, i quali dovrebbero proteggerle dalla violenza e dalla malvagità del mondo, a mettere la parola “fine” alla loro esistenza. Si tratta di un fenomeno che, si ribadisce, purtroppo da sempre fa parte della storia del genere umano. Tuttavia, sebbene negli ultimi anni se ne parli molto più che in precedenza, complice l’aumentata sensibilità verso questi episodi ed il grande risvolto mediatico che spesso queste storie hanno, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT si tratterebbe di un fenomeno in calo rispetto al passato, malgrado questo abbia ancora dimensioni preoccupanti. [1] In particolare, secondo la fonte citata, «emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi cinque anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai cinque anni precedenti al 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno in un clima sociale di maggiore condanna della violenza»; ed ancora che «alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente...
La paura come riconoscerla e gestirla

La paura come riconoscerla e gestirla

Vi siete mai chiesti che cosa sia la paura ? Sapreste descriverla o sintetizzare in poche parole tutte le attivazioni corporee ed emotive che avvengono in noi quando siamo invasi da questa emozione? Ed ancora, sapreste spiegare cosa è la paura non stimolata da un evento scatenante esterno? Se non è semplice definire in modo chiaro tale emozione, appare senz’altro ancora meno agevole, in taluni casi, riconoscere o definire cosa ci spaventa o quando le nostre paure si siano manifestate per la prima volta. Al fine di conoscerci meglio e comprendere maggiormente ciò che avviene in noi, può esserci di aiuto l’interpretazione di un preziosissimo alleato, il nostro corpo! L’organismo umano ha la straordinaria capacità di imprimere su di sé ogni più piccolo disagio emotivo o problematica, consentendoci in tal modo di riconoscere, attraverso talune sintomatologie e specifici segni corporei, la presenza o il consolidarsi di dati problemi che la nostra consapevolezza delle volte non riesce a percepire o non vuole osservare. Potremmo paragonare questa straordinaria capacità del nostro corpo di colloquiare con noi come una sorta di ulteriore “sistema immunitario”, che quando allertato da agenti aggressivi esterni, si attiva intervenendo per la salvezza dell’intero sistema. Orbene, il nostro corpo, a par modo dei complessi sistemi che consentono di mantenere inalterato lo stato di salute del nostro intero organismo, si attiva segnalandoci attraverso specifici segni, ciò che va o non va a livello psico-emozionale. Appare ovvio però, che è necessario avere i giusti strumenti interpretativi che ci consentano di comprendere il muto ma assolutamente eloquente linguaggio del corpo. Prima di descrivere la sintomatologia che potrebbe derivare da una eccessiva...
Nota a Cassazione, Sezione II, 4 agosto 2015 (udienza 21 aprile 2015), n. 34147

Nota a Cassazione, Sezione II, 4 agosto 2015 (udienza 21 aprile 2015), n. 34147

Pres. Esposito- Rel. Beltrani Con la pronuncia in commento la Cassazione affronta la vexata quaestio dell’estensibilità della causa di non punibilità prevista dall’articolo 384 ai conviventi more uxorio, affermandone l’operatività nei confronti di costoro. La norma in questione, posta a chiusura del capo disciplinante i delitti contro l’Attività Giudiziaria, prevede la non-punibilità dei fatti disciplinati nelle disposizioni precedenti laddove l’agente abbia commesso il fatto «costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore». Con questa pronuncia la Cassazione prende le distanze dagli indirizzi maggioritari formatisi sul tema.[1] Un’analisi della copiosa letteratura prodottasi negli anni sulla natura della norma permette di affermare che il fondamento della non-esigibilità risieda nella comprensione del particolare stato di ambivalenza che domina il soggetto richiesto di collaborare con l’amministrazione della Giustizia e che, nel bilanciamento di interessi tra questa e la tutela della propria famiglia, scelga quest’ultima; le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono infatti intervenute nel febbraio del 2008 affermando che «l’articolo 384 del Codice Penale trova la sua giustificazione nell’istinto alla conservazione della propria libertà e del proprio onore (nemo tenetur se detegere) e nell’esigenza di tener conto, agli stessi fini, dei vincoli di solidarietà familiare».[2] Appurata la ratio, il fulcro delle riflessioni è proprio il concetto di famiglia e di prossimi congiunti. Il Codice Penale normativizza la figura dei ‘prossimi congiunti’ nell’articolo 307, IV comma, ai sensi del quale «agli effetti della legge penale s’intendono per prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini dello stesso grado, gli zii ed i nipoti», escludendovi...
Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 39181 del 28 settembre 2015 sulla non ravvisabilità del reato di favoreggiamento della prostituzione nel caso di chi concede in locazione un appartamento ad una prostituta.

Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 39181 del 28 settembre 2015 sulla non ravvisabilità del reato di favoreggiamento della prostituzione nel caso di chi concede in locazione un appartamento ad una prostituta.

“Non è ravvisabile il favoreggiamento della prostituzione nel fatto di chi concede in locazione, a prezzo di mercato (mentre qualora il canone sia superiore potrebbe ipotizzarsi lo sfruttamento), un appartamento ad una prostituta, anche se sia consapevole che la locataria vi eserciterà la prostituzione. (…) La locazione ad una prostituta di un appartamento anche per svolgervi l’attività potrebbe integrare il reato di sfruttamento della prostituzione qualora vi sia la prova che il locatore, attraverso la riscossione di un canone sicuramente esagerato e sproporzionato rispetto a quelli di mercato, tragga un ingiusto vantaggio economico dalla prostituzione altrui”. È quanto stabilito dalla terza sezione penale della Suprema Corte che, con la sentenza n. 39181/2015 depositata il 28 settembre scorso, ha assolto un uomo accusato sia in primo che in secondo grado dei suddetti reati (con confisca dei beni) per aver concesso in locazione immobili di sua proprietà ad alcune donne esercenti l’attività di meretricio. La Cassazione ha osservato che l’art. 3 della legge n. 75/1958 (c.d. Legge Merlin) punisce chiunque, in qualsiasi modo, favorisca o sfrutti la prostituzione altrui, intendendo per favoreggiamento l’attività tesa a facilitare, apportando un contributo determinante con condotte caratterizzate da un rapporto di causalità, l’esercizio della prostituzione e per sfruttamento il trarreun ingiusto vantaggio economico dalla prostituzione altrui. La Legge Merlin si pone come precipuo fine quello di scongiurare il verificarsi di condotte di agevolazione e/o di sfruttamento del meretricio, vale a dire condotte ad esso satellitari idonee a costituire un impulso alla diffusione di un fenomeno, quale quello della vendita del proprio corpo a fini sessuali, che ripugna alla coscienza collettiva. Orbene, nel caso di specie, non può certo...